Museo

Il Museo di Tipografia Unione

Il Museo di Tipografia Unione è sparso in tutti i locali dell’azienda: i macchinari risalenti agli anni ‘60, una vecchia Linotype, il cassettone con l’incisione “Tipografia Unione di Bruno Bertoldo, dal 1960” vivono ancora oggi a fianco dei moderni strumenti di stampa.

Il museo è ovunque perché nel lavoro quotidiano, immerso nel presente, è importante ricordare sempre da dove si proviene. Le macchine ora in pensione, continuano a trasudare passione e fatica, cura e rispetto, accompagnando l’evolversi della tipografia e delle sue attività.

Per Tipografia Unione le radici sono centrali, al punto che è stato creato un vero e proprio percorso guidato alla scoperta della sua storia, costantemente sospeso tra passato, presente e futuro.

 

Brevi cenni storici dell’arte tipografica

Se in Asia la stampa a caratteri mobili era già stata introdotta nell’XI secolo,  in Europa si dovette aspettare il 1455. Fautore di questa grande rivoluzione fu il celebre orafo e inventore tedesco Johannes Gutenberg. Egli ideò, tra le altre cose, il metodo per produrre caratteri in lega metallica e il modo di creare le composizioni allineate e spaziate. Il procedimento consisteva nel cospargere d’inchiostro la pagina e pressarla su un foglio di carta. La forza era trasmessa tramite un torchio ligneo e, aspetto rilevante, i caratteri erano riutilizzabili, offrendo molte più possibilità rispetto alla xilografia.

Il torchio in legno, però, non permetteva di esercitare grande pressione e, di conseguenza, di eseguire grandi stampe. Tale problema fu superato solo agli inizi dell’Ottocento, con l’introduzione della ghisa. Durante il XIX secolo, inoltre, la maggior richiesta di manifesti pubblicitari (a Treviso si può ammirare la ricca Collezione Salce), giornali, volantini e l’industrializzazione della stampa spinsero a importanti innovazioni. Tra queste basti citare l’introduzione dell’economica pedalina nelle tipografie minori, perfezionata dall’americano George Phineas Gordon, che nel 1856 inventò il sistema di inchiostrazione automatica della forma.

In Italia la Saroglia produsse moltissime pedaline, utilizzate dai tipografi fino agli anni ’60 del Novecento.

 

Introduzione al percorso espositivo

In mezzo ai macchinari moderni che non si fermano mai nella nostra tipografia è possibile trovare una Linotype perfettamente funzionante, che suona proprio come una vecchia macchina da scrivere. Inventata negli Stati Uniti nel 1885 dal tedesco Ottmar Mergenthaler, fu usata per la prima volta nel 1886 dal New York Tribune. In Italia, invece, arrivò l’anno dopo a Roma, grazie al quotidiano Tribuna. Il suo cuore consiste nella tastiera letterale, grazie alla quale si compongono le parole. Secondo passaggio è la disposizione delle matrici nel compositoio con cui si passa alla forma. La Linotype è stata abbandonata anche per il passaggio alla composizione detta “a freddo”, ossia al computer.

Poi, incontriamo una semplice e funzionale macchina per stampare biglietti da visita a mano. Essa è lo strumento più amato tra tutti, perché il valore di un oggetto in fondo non si misura con il denaro. Inseriti nel porta forma i caratteri preferiti e riempito il calamaio d’inchiostro, si mette il foglio nel supporto apposito. È sufficiente dare un po’ di forza per lasciare al supporto l’impronta (solo su un lato) inchiostrata dalla forma.