Tipografia Unione ha sessant’anni di storia.

Questa nostra storia nasce al maschile nel 1960 con il fondatore Bruno Bertoldo, che decide di mettersi in gioco e da operaio diviene imprenditore. Fin dall’inizio l’azienda poggia su solide fondamenta. Queste sono un’etica del lavoro rigorosa e onesta, una cultura aziendale del tutto personale, ma nel contempo condivisa ed amata da tutti i collaboratori. In altre parole, la cultura del fare le cose “a modo nostro”.

Grazie ai valori espressi nel corso degli anni, molti sono stati i riconoscimenti che ha ricevuto. Tra questi l’inserimento nel 1974 nell’Albo d’Oro de Il Messaggero Economico Italiano per la sua attività professionale e più recentemente, nel 2007, la premiazione a Bruno Bertoldo come «Mastro Artigiano» da parte della Confartigianato Vicenza. Altrettante le collaborazioni importanti. Si ricordano quella con il pittore e illustratore Toni Vedù, che ha realizzato il logo per il trentesimo anniversario dalla fondazione e Dino Durante per «El Strologo». Al 2000 risale, poi, la stampa dei manifesti per il celebre carnevale di Venezia, grazie alla fiducia e stima del conte Paolo Marzotto, in un periodo in cui ancora non usciva nessuno stampato dalla laguna. Infine, merita una citazione il museo allestito all’interno della Tipografia, con i vecchi macchinari e mobili da tipografo che dialogano con quelli più moderni.

Negli ultimi anni la Tipografia è cresciuta ulteriormente anche grazie alla figlia Fiorella, nata nello stesso anno di fondazione dell’azienda. Fiorella ha scelto così di proseguire il mestiere del padre affiancandolo e portando determinazione, competenza e soprattutto continuità nei valori. Per diversi anni ha fatto parte del direttivo della Confartigianato Vicenza. Nel 2006, inoltre, assieme a quattro imprenditori ha costituito il «Consorzio NEC» (NordEst Comunicazioni).

Oggi la Tipografia è interamente declinata al femminile, con Fiorella e sua figlia Giulia Manea, entrata nel 2010. La concretezza del mestiere, la ricerca ossessiva della qualità, l’attenzione per il cliente e la spinta costante all’innovazione sono i tratti distintivi del loro modo di lavorare. Nel maggio 2015, infine, si forma «Unione Collector», luogo e progetto di produzione culturale della Tipografia.

IL MUSEO DI TIPOGRAFIA UNIONE

Il Museo di Tipografia Unione è sparso in tutti i locali dell’azienda. I macchinari risalenti agli anni ‘60, una vecchia Linotype, il cassettone con l’incisione “Tipografia Unione di Bruno Bertoldo, dal 1960” vivono ancora oggi a fianco dei moderni strumenti di stampa. Il museo è ovunque, perché nel lavoro quotidiano, immerso nel presente, è importante ricordare sempre da dove si proviene. Le macchine ora in pensione, continuano a trasudare passione e fatica, cura e rispetto, accompagnando l’evolversi della tipografia e delle sue attività. Per Tipografia Unione le radici sono centrali, al punto che è stato creato un vero e proprio percorso guidato alla scoperta della sua storia, costantemente sospeso tra passato, presente e futuro.

In mezzo ai macchinari moderni, che non si fermano mai, nella nostra tipografia è possibile trovare una Linotype perfettamente funzionante, che suona proprio come una vecchia macchina da scrivere. Inventata negli Stati Uniti nel 1885 dal tedesco Ottmar Mergenthaler, fu usata per la prima volta nel 1886 dal New York Tribune. In Italia, invece, arrivò l’anno dopo a Roma, grazie al quotidiano Tribuna. Il suo cuore consiste nella tastiera letterale, grazie alla quale si compongono le parole. Secondo passaggio è la disposizione delle matrici nel compositoio con cui si passa alla forma. La Linotype è stata abbandonata anche per il passaggio alla composizione detta “a freddo”, ossia al computer.

Poi, incontriamo una semplice e funzionale macchina per stampare biglietti da visita a mano. Essa è lo strumento più amato tra tutti, perché il valore di un oggetto in fondo non si misura con il denaro. Inseriti nel porta forma i caratteri preferiti e riempito il calamaio d’inchiostro, si mette il foglio nel supporto apposito. È sufficiente dare un po’ di forza per lasciare al supporto l’impronta (solo su un lato) inchiostrata dalla forma.